lunedì 21 aprile 2014

L'ultimo volo Cap.13

Capitolo Tredicesimo
UNA BRAVA RAGAZZA
(parte prima)


Certe emozioni non tornarono più. Aver fatto pace con il proprio passato predispone l’animo a nuove emozioni, situazioni ed imprevisti a cui non avremmo mai dato importanza. Ed invece capitò qualcosa di così assurdo che neanche Monnie sembrava capirne la ragione. In fondo, la ragione profonda la conosceva bene, ma preferiva mentire e mentirsi pur di continuare a vivere. Pochi giorni dopo il secondo appuntamento con Tanimen, nella sua vita era scattata qualcosa: la sua curiosità aveva preso il sopravvento e i ricordi di Nik e Vemis vennero messi nel cassetto del passato. Continuare a sentirsi con questo nuovo ragazzo che in breve tempo l’aveva fatta ridere, l’aveva messa a suo agio, ragazzo con il quale sembrava avere molti, troppi punti in comune e non solo in termine di sensazioni. Taninem, senza accorgersene,  aveva reso l’anima e la vita di Monnie colorata, serena. In breve tempo arrivò il terzo invito da parte sua,  ma non era più un evento causale: una cena, un’uscita di  sabato sera. Seppur scettica, Monnie desiderava davvero verificare cosa realmente fosse quell’interesse che lui le dimostrava e capire fino in fondo cosa avrebbe mai provato lei questa volta.
Era sabato sera, il primo giorno di un giugno umido e decisamente insolito, e non solo per la temperatura. Appuntamento alle 20.30, puntuale. L’uomo perfetto, troppo pignolo. In macchina una piacevole conversazione, poi si  è arrivati al ristorante e Monnie era insanamente felice. Prima che lui arrivasse sotto casa, mentre si profumava di sensualità, Seth la guardava muoversi e capì che questa volta Monnie si stava eccitando davvero per quella persona con cui si apprestava ad uscire, anche se lei, da un bel po’ di tempo, non era più riuscita a confidarsi con lui, vista la precedente esperienza con Lauren, ed era rimasta sempre rimasta vaga nel parlare della sua vita privata. Con Taninem non si poteva non annoiarsi: era simpatico, brillante e aveva capito come prenderla, con l’umorismo e una leggerezza non banale. Monnie lo guardava parlare, lo ascoltava parlare, ma ciò che la colpì maggiormente fu il movimento veloce della sua bocca e il suo sorriso particolare. Quegli occhi verdi che brillavano mentre si parlava e si scoprivano che erano davvero identici, o meglio molto affini. Monnie capì di star rischiando, rischiando i suoi sentimenti: iniziava a provare dentro sensazioni diffuse, controllabili ancora razionalmente, ma per quanto tempo sarebbe riuscita a celare i suoi pensieri più  intimi, le sue disillusioni con Nik, l’incoerenza dell’agire di Vemis, per poi abbassare le difese ed innamorarsi di lui?  All’uscita del ristorante , erano ancora lì a parlare e ridere, e decisero di farsi una passeggiata al lungomare. Il freddo inconsueto di giugno li vedeva coraggiosi nel sedersi su una panchina, con il mare nero e un deserto di luci vicino loro. Fu allora che Monnie ebbe il coraggio di dirgli: - Senti, ascolta Taninem, questa è la terza volta che usciamo insieme. Cosa vuoi da me? Cosa vorresti da me? Se pensi che io sia una di quelle con cui ci esci un po’ e poi ti porti a letto, beh io non sono così .- . 
Il ghiaccio tra loro. Qualche secondo imbarazzante e poi Taninem parlò rispondendo: - Io non lo so, siamo liberi. Ci stiamo conoscendo. Ci sentiamo se ci va, quando non ci va non  lo facciamo. - . Risposta ottimale per Monnie, che di legarsi non voleva proprio e non cercava adesso un altro rifugio per le sue ansie, né tanto mento voleva commettere l’errore di fare l’amore con lui, subito, senza stabilizzarsi emotivamente come invece scattò con Vemis, perché, anche se la passione tra i due era bruciante, sempre di errore si trattò, perché il sesso avvicina due corpi, non due anime. L’unico “errore” che non sentiva, erano le nottate trascorse tra le braccia di Nik, per cui avrebbe dato l’anima, solo per respirare l’aria sua, perché con lui era bello anche parlare ed ascoltare la sua voce, interessarsi alle sue parole oltre che delle sue labbra.

giovedì 17 aprile 2014

L'ultimo volo Cap.12

Capitolo Dodicesimo
UN'ALTRA BOCCA DA BACIARE
(parte seconda)

– Ma questa sera sembri Jane!- disse lui con il suo sorriso disarmante e la battuta pungente che rese perplessa Monnie. In risposta, con il suo sorriso innamorato, chiese a Nik di ripetere, dato il frastuono della  musica della festa, poiché non aveva capito bene il senso di quella battuta. Nik , che era in compagnia di un suo amico, ripeté quella battuta un paio di volte ma Monnie non riusciva proprio a capire il senso di quel suo esclamare. Alla fine lui aggiunse : - Dai, Jane, quella di Tarzan, della giungla. Sei vestita come Jane. Come per dire una “bella gnocca”…-  e dopo iniziò a ridere compostamente. Pochi secondi e Monnie  capì il senso, ma, essendo stata ferita come persona, paragonata  solo come “una donna molto sensuale e molto intraprendente”, reagì sarcasticamente rispondendo a Nik : -Ahhhh, quindi io Jane, ma tu Cita! Ahahahahahah” e scoppiò a ridere, fragorosamente, per metterlo in imbarazzo davanti al suo amico, paragonandolo a uno scimmione. E ci riuscì. Il tentativo di risultare simpatico con quella battuta era fallito poiché all’imbarazzo di Monnie si ripose con altro velenoso imbarazzo. Possibile che era così incapace anche lui di gestire le sue emozioni, allontanando il suo passato? Quanta sensuale indifferenza sprigionavano le sue parole e i suoi gesti nei confronti di Monnie! E quando la discussione stata iniziando  diventare una gara battute sarcastiche, dense di cinismo e cattiveria gratuita, Monnie si allontanò e per il resto della serata non lo cercò più.

Un maggio così poco primaverile avvolse i suoi giorni, ed oltre al lavoro,  che per fortuna le garantiva una minima certezza durante tutte le sue peripezie del cuore,      era impegnata ad organizzare uscite con amici appassionati di  fotografia come lei. Una piccola parentesi ancora con Vemis, ancora altri baci e un pomeriggio di sano sesso ristoratore, come se non si fossero “mai” lasciati. Si comportavano come una coppia capricciosa: si lasciavano, si riprendevano, avevano voglia di coccolarsi e di amarsi, anche se di “amore” Monnie sentiva di provarlo solo per Nik. Si strusciavano, si abbracciavano e si lasciarono. Questa volta Monnie fu decisa e da quella sera non tornò più indietro: non sarebbe più stata disposta a vivere quel rapporto a metà, neanche più occasionalmente come avevano appena fatto. Erano due anime in pena, entrambi smarriti e delusi da relazioni precedenti, incapaci di fermarsi in un perenne altalenare di emozioni e  con la fame e la seta di conferme, in quel loro continuo mutamento. 

Ogni volta che Monnie prendeva una decisone così radicale, il senso di vuoto le attanava il cuore, lo stomaco e i pensieri. Maggio era già arrivato ma il suo tepore sembrava lontano. Pochi giorni dopo aver lasciato Vemis, complice la sua amicizia con Annie, un certo Taninem entrò in punta di piedi nella vita di Monnie.  
Trentenne, alto, magro, occhi verdi e barbetta incolta speziata, dalla voce calda e dall’ atteggiamento divertente, con la battuta pronta e un cinismo disarmante ma non pesante. Il ritratto del perfetto bambino che vive nel limbo tra la coscienza di essere grande e l’incapacità a comportarsi come tale. Appena rientrato in Italia dopo alcuni mesi passati all’estero per lavoro, per uno stage in marketing poiché laureato in ingegneria gestionale, Taninem, tanto amico della estroversa Annie, iniziò a sentirsi e a voler conoscere Monnie, che in quel momento, l’ultima cosa a cui pensava, era quella di innamorarsi ancora. Taninem era scherzoso, solare, non metteva fretta, Monnie, oltretutto, raffreddava i suoi bollenti spiriti, perché in fondo non è che poi le interessasse questo tipo, più che altro considerava il lato positivo delle cose: la faceva star bene sentirsi ricercata, desiderata, le metteva buon umore e non pensava più né a Vemis né a Nik. Quest’ultimo, ebbene sì, lo rincontrò ancora una sera in cui lei era un po’ brilla, ma tanto lucida da parlagli ancora e flirtare spudoratamente con un suo amico che le faceva una corte serrata. A quel punto Nik divenne geloso, cercava di riconquistare punti, la “donna” era solo sua, un po’ ridere ma chissà in fondo quale verità. Ma non ci sarebbero mai stati dubbi se lui avesse voluto: Monnie era a lui devota, avrebbe amato solo lui per tutta la vita e avrebbe voluto avere una vita insieme, una famiglia,  dei figli, una vita nomale, prevedibile senza il luccicare di feste e champagne scaduto. Nessun avrebbe mai più si sarebbe permesso di sfiorarla, con le mani e con i pensieri se lui le avesse solo detto un misero “forse”. Ma il suo carattere è contraddittorio, di chi vorrebbe amare e lasciarsi amare ed invece respinge per la paura di soffrire ancora, paura di esser abbandonato ancora. Monnie non l’avrebbe mai lasciato, ne era terribilmente sicura, e nei suoi pensieri, in realtà, non era mai sparito.
Per quale motivo lui ancora non si fidava di lei? 
Questa piccola parentesi si verificò la sera prima che Monnie si decise di incontrare Taninem di persona, in una domenica pomeriggio di metà maggio in cui si iniziava a respirare un po’ di primavera. Quell’incontro fu tranquillo per Monnie che aveva negli occhi gli occhi malinconici e adorabili di Nik stampati dentro, e mentre guardava quel giovane ragazzo, cercava di capire se sarebbe dovuta uscirci di nuovo, se si sarebbe mai innamorata di lui e se sarebbe mai stato all’altezza dell’amore che provava per Nik. Incontrarsi, per vedersi, conoscersi, per sapere se lei “ci sta”, e dimenticare la vera ragione per cui il mondo si muove: l’amore. Ma quello, quello vero Monnie sentiva di provarlo solo per Nik.

Nei giorni che seguirono, Monnie era ancora vittima della felicità di aver rivisto il suo medico personale, quindi non si interessò minimamente all’ingegnere dal sogghigno simpatico, che intanto sembrava sempre più interessato a parlare, a scherzare, a conoscere la maestrina e la cercava in un modo discreto ed efficace, fino a quando ella si decise, dopo una decina di giorni dal primo appuntamento, a uscirci un’altra volta, sempre in qualità di “amica”, per una cena veloce e tante chiacchere. La sua sospettosità nei confronti di Tanimen stava per cedere, parola dopo parola si ritrovava nelle sue parole, nelle sue esperienze, e più lo guardava e più vedeva in lui il compromesso tra James e Nik, sia per somiglianza fisica ai due sia per alcuni aspetti della loro vita. Quella sera, la riaccompagnò, si salutarono, lei sentì qualcosa dentro di sé, scese veloce dalla macchina e entrò dentro il grande portone del palazzo di casa. Cosa era successo? Quale sensazione strana aveva adesso avvertito Monnie? Cosa era quella sensazione di voler baciare le labbra di Tanimen? Come aveva potuto dimenticare presto la sofferenza per aver allontanato Vemis? Quella stessa sera, Monnie si stese sul suo grande letto, le luci erano spente ma le luci dei lampioni della strada filtravano e rendevano chiara la penombra, come nella mente. Gli occhi sbarrati a guardare il soffitto, ancora qualche messaggio a Tanimen, per ricordargli della bella  e divertente serata passata insieme. Sorrisi, il cuore che si sentiva di più,  una strana sensazione di benessere, di pace e serenità e la voglia di quel bacio per capire se la passione si sarebbe accesa di nuovo. Una nuova idea, un nuovo sogno stava per sopperire la triste realtà di solitudine di Monnie.

mercoledì 2 aprile 2014

Non è vero mai di Bianca Atzei e Alex Britti

 Qualunque cosa le capiti, il suo pensiero della notte, prima di addormentarsi, è rivolto a quegli, a quello sguardo che le ha ridato la vita. Quella interiore. Così Monnie avrebbe dedicato questa canzone per il suo medico. Ancora oggi. Non è vero mai...

domenica 23 marzo 2014

L'ultimo volo Cap.12

Capitolo Dodicesimo
UN’ALTRA BOCCA DA BACIARE
(parte prima)

Ogni volta che l’idea dell’amore scivolava dalle mani di Monnie, capitava sempre di incontrare nuovamente Nik, e non solo nei sogni o in eventuali sosia, ma anche dal vivo. Sapendo che il rapporto con Vemis era iniziato troppo presto e così presto si sarebbe bruciato, l’unica certezza che conservava nel cuore era il pensiero dell’unica persona per cui aveva provato quelle emozioni,  sensazioni e sentimenti. Durante il mese trascorso a desiderare il designer , Monnie aveva accantonato i suoi pensieri, aveva smesso di fare paragoni e quando lo baciava sentiva davvero le sue labbra, non fantasticando più sulle belle labbra disegnate del suo giovane e affascinante medico personale. Questo rappresentava una piccola vittoria, nella speranza di superare quell’indomabile pensiero di stare vicino a lui.
Entrambi, però, si “scontrarono” nuovamente durante un party di primavera. Nonostante l’amaro per essersi allontanata da Vemis, Monnie, era raggiante e per l’occasione aveva deciso di indossare un abito particolare, estroso come lei per sentirsi più bella, per sentirsi desiderata, per sentirsi amata. Era riuscita a convincere a Jovy ed Agosh, Andrius ed altri amici a partecipare a quella serata, e c’erano anche le altre sue amiche, quelle che mesi dopo l’avrebbero sorretta e sostenuta dopo l’inevitabile fregatura del cuore che seguì durante i mesi estivi. Intanto Monnie non sapeva niente del futuro , sapeva solo che quella sera ci sarebbe potuto essere anche Nik, e questo le bastava per essere eccitata senza volerlo ammettere, perché, in fondo, era curiosa di capire cosa avrebbe provato il suo corpo ed il suo cuore alla sua vista, dopo aver “amato” qualcuno che non era lui.
Si ritrovarono a salutarsi quasi per caso: Jovy era passata avanti con alcuni cocktail in mano, aveva salutato Nik e Monnie dietro di lei. 
Uno suo sguardo fulminio, Monnie, traballante sui tacchi alti per l’emozione, cercava di darsi tono, fece poi un bel respiro e salutò Nik, come un conoscente qualunque. 

venerdì 14 marzo 2014

L'ultimo volo Cap.11

Capitolo Undicesimo
COME OGNI PRIMAVERA
(parte terza)

Lo scompiglio interiore che ella sentiva dentro di sé  trovò fondamento non appena capì che quel rapporto instabile minava la sua felicità quando non lui non era lì con lei e la sua assenza, come amico-amante-compagno le pesava. E poiché non era disposta a soffrire ancora, Monnie decise di allontanare Vemis: era solo il 30 Aprile e quella storia che sembrava averle dato speranza era chiusa, quasi archiviata e non voleva più trascinarsi ricordi melodrammatici. Tutto si era chiusa ma un party festaiolo aspettava solo lei. Quella stessa sera era ritornata radiosa, brillante, con i propositi migliori per dimenticare il sottile dispiacere di aver allontanato la sua ultima fonte di felicità, per affrontare probabilmente, ancora una volta,  gli occhi dell’amore perduto, ovvero Nik.

L’ultima volta, il loro ultimo incontro,  si verificò due giorni dopo che Monnie gli inviò quella email colma di dolore, di amore. L’imbarazzo che si creò in quell’occasione tra i due fu sottile: lo sguardo di Nik in quell’occasione si fece modesto, umile, quasi “amorevole”. Niente compassione, quella no, perché lui, a suo modo, l’aveva amata anche durante quel suo “tira e molla di emozioni” e sapeva bene di quanto dolore e tormento le aveva procurato nel suo cuore smarrito da tante peripezie. Un cuore stanco di battere forte, fortissimo, ancora più forte, sempre più forte, per poi incepparsi, arrancare, bloccarsi, sfinirsi per la sua  incertezza emotiva. Due parole cordiali e lo sguardo mortificato di Monnie che non si aspettava di incontrarlo così presto, anzi prestissimo! Sguardo basso, voce strozzata, cuore impazzito, le gambe che iniziarono a tremare. Come non poteva accorgersene? Anche uno stolto avrebbe notato quanta velata tristezza c’era negli occhi blu di Monnie, ogni volta che lui si spostava tra i tanti, mentre parlava con le altre ragazze, tutte al di fuori di lei. Ma questa volta Monnie lo sapeva, era preparata alla sua indifferenza, ma le faceva male lo stesso,  e di più , se pensava che due giorni prima gli aveva inviato quella profonda email. Stette lontana dal lui, solo “avvicinamenti” moderati visto che tutti conoscono tutti e si doveva far finta di non essersi mai conosciuti, né amati né odiati. Adesso Monnie cercava di farsene una ragione, aveva appena conosciuto Vemis, ma il suo trasporto per Nik era un sentimento raro, una fissazione che non trovava risposta se non una continua alimentazione nei suoi sguardi fugaci. Quella giornata trascorreva tranquilla, lei ed i suoi amici e l’ammaliante ragazza dai lunghi capelli, la giovane seduttrice che aveva conosciuto a Gennaio, che Monnie scoprì essere una amica del gruppo di Piek e quindi anche lei avrebbe frequentato quel giro di amicizie. Un po’ perplessa, un po’ preoccupata, ma doveva accettare qualunque situazione gli venisse presentata perché non poteva intervenire e non l’avrebbe più fatto, in fondo aveva già scoperto le sue carte ed aveva già giocato il suo asso di cuori. Inoltre Monnie aveva con sé la sua macchina fotografica e la sua voglia di intrappolare il mondo dentro quelle immagini,  e lì c’erano i suoi amici: per alcune  ore avrebbe potuto sopravvivere! In quella particolare occasione, le associazioni di cui Monnie e Nik facevano parte avrebbero dovuto anche rimanere la sera per la serata di gala, ma sicuramente Monnie non sarebbe rimasta, mentre quella giovane decise di pernottare nello stesso albergo della conferenza. Cosa avrebbe fatto Nik? Intanto lui era propenso a dare corda alla “femme fatale”, lei lo guardava da lontano con il cuore in mille pezzi, ma esteriormente nulla sembrava scalfirla. Tante foto, alcune di circostanza, altre per amore,  ed ecco che in alcune era vicina alla sua fantomatica rivale, ad essere quasi in imbarazzo, ed altre in cui c’era lui, quella luce negli occhi e le mani che tremavano, ed una in cui c’era anche lei, casualmente vicina a quel sorriso e quella sua mano grande che l’abbracciava. Quante emozioni per quei pochi secondi che sembravo davvero interminabili, in cui Monnie era talmente emozionata che non sapeva più sorridere, faceva fatica a trattenere un sorriso spontaneo e tremava sperando che nessuno,  e persino lui,  non se ne accorgesse mentre lui la toccava con passione quel suo fianco. Ma per quanto ci provasse era sempre più innamorata! Come erano entrambi stupidi, follemente stupidi: chi nel negare l’evidenza dei propri sentimenti, chi nell’ allontanarli per paura di soffrire e di essere abbandonato nuovamente.

giovedì 6 marzo 2014

L'ultimo volo Cap.11

Capitolo Undicesimo
COME OGNI PRIMAVERA
(parte seconda)

Il bacio tra i due bruciava l’anima entrambi di un qualcosa che Monnie non aveva sentito da tempo se non per Nik e Vemis le trasmetteva le stesse sensazioni. Il cuore le batteva ancora, tremava ancora, i suoi occhi luccicavano di stupore e nel suo profondo, nel profondo sentiva un anelito nuovo, di qualcosa di simile che lei pensò “amore”. Con Vemis fu un susseguirsi di eventi emozionalmente forti, talmente forti che decise di farci l’amore con lui, che quasi non conosceva, ma era arrivato subito dentro al suo cuore e dentro al suo letto.
La prima volta accadde in una domenica pomeriggio di un aprile ventoso e nuvoloso, ma dalla camera non uscirono per circa quattro ore di amore. Lo fecero due volte, in un modo che neanche lei capì mai, sembravano fatti per strusciarsi, abbracciarsi  e amarsi. Ecco, aveva percepito proprio questo, aveva sentito di amarlo, ed era stata “amata”,  anche se in fondo sapeva che non sarebbe stata  una storia normale. Ciò che la legava a Vemis era passione e leggerezza  allo stesso tempo e al contempo lo sentiva amico, ma la fretta è una pessima consigliera, e la fiamma della passione dura poco,  così si allontanarono per desiderio di entrambi in quanto all’amore Vemis non era capace di costruirne una relazione emotivamente stabile come cercava lei. In realtà non si erano mai lasciati, si continuavano a sentirsi, tra un impegno e l’altro i baci erano sempre dolcissimi: erano come rimasti intrappolati dalle loro stesse emozioni e non riuscivano a concretizzare le loro stesse sensazioni. Un dolce amaro in più per Monnie, che aveva bisogno di un po’ di pace, serenità emotiva, ed invece si ritrovava ancora sola, implicata in una relazione non facile da gestire a livello sentimentale, tutto per sfuggire a Nik e al suo ricordo. La sensazione che maggiormente sollevò Monnie, nel suo peregrinare interiore, fu quella di aver, almeno apparentemente, accantonato il ricordo e le emozioni del giovane medico: quando baciava e riceveva quei baci, lei sentiva e cercava Vemis e nessun altro, non era Nik, non era Fabien, non era James. Monnie stava forse dimenticando?

domenica 16 febbraio 2014

L'ultimo volo Cap.11

Capitolo Undicesimo
COME OGNI PRIMAVERA
(parte prima)

Come ogni primavera, Monnie  non sapeva a cosa sarebbe andata incontro. Intanto l’aria impetuosa di Marzo portava così nuova linfa alla sua vita: aveva riottenuto l’incarico di maestra nell’asilo in cui aveva lavorato sino a qualche mese  prima ed era così entusiasta di quel nuovo gruppo di amici che la facevano sentire nuovamente viva.  Archiviata la delusione profonda per Nik, Monnie era decisa di voltare pagina e aveva intenzione di vivere, nuovamente,  a pieno le prossime giornate di primavera, conservando un frammento di cuore al ricordo dell’amore che aveva provato per lui e cercando di fare tesoro dell’esperienza: avrebbe cercato di innamorarsi della vita, prendendo il buono ed il brutto insieme e avrebbe lo lasciato libero, libero di non cercarla più ed anche lei si sarebbe sentita più libera di vivere, senza di lui, qualsiasi altra emozione.


Il vento di Marzo portò nuove sensazioni, nuovi orizzonti ed una nuova amicizia tra Monnie e Vemis, nata per caso ed alimentata da una  sottile attrazione fisica che entrambi non sapevamo spiegare! Ciò che lei sentiva per questo giovane designer era proprio incomprensibile, ma rappresentava forse quella pazzia di cui aveva tanto bisogno: in meno di un mese dal loro primo incontro, erano già usciti insieme due volte! E per lei era normale non fingere, non cambiare la sua personalità e si sentiva libera di dire quello che voleva e vedeva in lui la stessa sincerità. Ridere, scherzare, sorridere spontaneamente e poi, quel modo così galante e gli sguardi ammiccanti di Vemis erano sapori dimenticati per Monnie. Poi passò una settimana, ma entrambi si cercavano tramite messaggi telefonici, telefonate allegre ed entrambi si sentivano terribilmente legati. Un altro appuntamento, questa volta ad Aprile però, in riva al mare, un dopo cena speciale. Complici l’atmosfera romantica, la sera piena di stelle, un vento freddo e tagliente e la voglia di un abbraccio caldo. Monnie si era concessa a quel bacio amichevole, ma le labbra di Vemis erano passionali, un sicuro porto per le sue labbra confuse, soprattutto che nelle prime settimane di Marzo era tornato Fabien. Bastarono quei pochi giorni per riconfermare a Monnie che per l’ortopedico lei non provava nulla, nessuna reazione, nessuna sensazione e neanche il sesso era appagante con lui, quanto sempre  doloroso.