sabato 14 giugno 2014

L'ultimo volo Cap. 14

Capitolo Quattordicesimo
SAPORE DI ESTATE
(parte prima)

Il sale sulla ferita aperta disinfetta,  ma brucia. La ferita di Monnie bruciava vivamente ed il sale delle sue lacrime incrementava quella sofferenza, talmente accecante da farle commettere azioni che non avrebbe mai dovuto compiere.  Il destino e Saturno contro l’avevano messa nuovamente alla prova, in un periodo come quello dell’estate in cui la vita dovrebbe apparire più leggera, ed invece, per Monnie era appena iniziata una stagione da dimenticare.

Quel tardo pomeriggio di solstizio d’estate in cui Taninem lasciò Monnie,  quando era distesa a guardare allibita il soffitto, prima di telefonare a Jovy, chiamò insistentemente  Vemis, che, in un modo o nell’altro la amava ancora. Quella sera stessa lui rispose al suo bisogno di presenza e si incontrarono, dopo essere stata insieme a Jovy e da un’altra coppia di amici simpatici a trascorrere un paio d’ore in un cinema all’aperto.  Monnie era davvero fuori di sé nella sua calma apparente e aveva necessariamente bisogno di un’emozione forte, forte per contrastare il profondo dolore che sentiva dentro, che non riusciva a razionalizzare. Le uniche parole che le erano rimaste impresse erano quelle gelide di Taninem, anche mentre baciava le labbra di Vemis e  cercava di farci nuovamente l’amore. Adesso Vemis era lì con lei da dove era sparito,  ma Monnie sapeva di avere bisogno di non sentirsi sola per non esplodere dentro quel mare di indifferenza che si sentiva addosso. 

giovedì 15 maggio 2014

L'ultimo volo Cap.13

Capitolo Tredicesimo
UNA BRAVA RAGAZZA
(parte quarta)

Cosa? Cosa aveva sentito Monnie? “Sei una brava ragazza”? Lui continuava a parlare, lei era impietrita, cercando solo di celare lo smarrimento. Disse ironicamente, per alleviare la tensione che si era creata “Vabbè, ormai che siamo qui, andiamo a mangiare qualcosa insieme!”. Serio, razionale, analitico. “Forse non hai capito. E’ meglio che non ci sentiamo, né ci  vediamo più.”
Poche parole ci circostanza. Un “buona fortuna” uscito fleblile dalle labbra sconvolte di Monnie. Salì a casa, attonita e senza voce, si buttò nel letto. Non sapeva cosa fare: talmente era lo shock che era in uno stato confusionale mai vissuto. Sicuramente non voleva rimanere a casa tutta fresca e profumata come era, quindi chiamò Jovy. Lei era appena uscita fuori con i loro amici ma le supplicò di tornare indietro e di uscire: “Taninem  mi ha mollata”. Possibile? Stavano insieme?  Jovy arrivò subito, Monnie erà già fuori ad aspettarla, con lo sguardo perso nel vuoto, salì in macchina ed iniziò a singhiozzare.
N.B. Breve definizione di brava ragazza.
Brava: rispettosa, gentile, educata , una persona che crede in qualcosa, che ha ancora qualcosa in cui credere. Intelligente , acculturata, ragionevole , e se necessario, emotiva ed  istintiva. Ragazza: essere umano di sesso femminile, rossetto e cipria, capelli lunghi e sempre profumata. Indossa prevalentemente gonne e tacchi di dimensioni variabili, ama i colori e dona la vita, futura cuoca e madre di famiglia, ottima amministratrice  della casa.
Ma questa non è la giusta definizione.
Dicasi “brava ragazza” colei che, durante una frequentazione con un ragazzo, è una “difficile” da portare a letto, una “noiosa”. Ogni tentativo di sedurla per raggiungere l’obiettivo maestro risulta vano dopo un tot di tempo variabile (circa un mese), diventa una perdita di tempo e, non appena si avvistano i primi segnali di innamoramento da parte della ragazza ( perché, ammetto, le ragazze possono provare sentimenti oltre che istinti animali), ecco che ci si tira fuori dalla situazione imbarazzante, con la vecchia scusa “non può continuare con te, non te lo meriti  perché sei una brava ragazza.”  

Si capisce subito se la ragazza è “brava” oppure no. Ma Monnie non credeva che esistesse una “cattiva ragazza”  perché , se ci si concede una sera, non lo si fa per cattiveria, ma per tutta una serie di motivazioni e ragioni  che non sono l’amore, ma non per questo non degne di rispetto e silenzio. Monnie non si sentiva una cattiva ragazza né pensava di esserlo mai stata in passato, e quell’appellativo di Taninem le fece perdere il controllo e le bruciava come un ferita aperta. Per lei, essere una brava ragazza significava essere una donna  in divenire e non più una adolescente in preda alle variazioni ormonali. 

martedì 6 maggio 2014

L'ultimo volo Cap.13

Capitolo Tredicesimo
UNA BRAVA RAGAZZA
(parte terza)

“Aspetta… fermiamoci un attimo, è meglio non complicare subito le cose.” Così Monnie fermò la passione di Tanimen, non perché non volesse o non si sentisse pronta, ma un mese era ancora poco per capire se da quella storiella leggera potesse nascere qualcosa di più, perché questa volta i presupposti c’erano tutti, solo che non c’era lui. Ovvero, le sue buoni intenzioni. Tanimen, dagli occhi verdi oro come l’acqua di mare cristallina su cui brilla il sole a mezzogiorno, allora si rivestì in silenzio, o meglio,  con un mezzo sorriso apparentemente tranquillo e alla porta di ingresso baciò rapidamente le labbra infuocate ma determinate di Monnie e buonanotte fu. Almeno per lei. Quella notte era davvero speciale, poiché un anno prima lei era tra le braccia di Nik, aveva le sue labbra sulle sue, e la persona che era diventata fino ad allora era anche merito a quella prima loro notte d’amore insieme. Quella notte rimase quindi immacolata al suo ricordo.
Coincidenze, chissà, ma questa volta sentiva di aver fatto la cosa giusta e finalmente stava guidando quella “relazione” per come avrebbe voluto, perché a lui ci teneva, sentiva qualcosa davvero, anche se non era ancora viscerale come fu per Nik. Prendere tempo per conoscerlo meglio, questa era la sua nuova filosofia.  Passarono due giorni e di Taninem nessuna traccia o segno, ma   Monnie non  notò la sua immotivata freddezza. Il Caso volle che in quei giorni lui dovesse sostenere un ultimo esame all’università, quindi Monnie non si crucciò di quel silenzio: voleva essere meno ansiosa del solito senza crearsi paranoie inutili e senza creargli pressioni controproducenti. Nel frattempo si rese conto che la mancanza di Tanimen sembrava vincere sulla sensazione di vuoto che adesso aveva di Nik: strano, ma era davvero quello che provava e ciò lo confidò anche a Jovy, che sapeva tutti i particolari della vita di Monnie, meglio di una sorella che lei non aveva mai avuto.
Il terzo giorno “resuscitò” , anche lui, una telefonata ed era lo stesso ragazzo di sempre. Il silenzio di Taninem era stato interrotto e così avrebbero avuto l’occasione di rivedersi e stare insieme, anche solo per una mezz’ora, dopo quella famosa notte. Monnie tornò a casa nel tardo pomeriggio da un corso di aggiornamento per il suo lavoro, si preparò dunque in fretta ascoltando un po’ di musica, e con un sorriso sereno aspettava lo squillo di Taninem che significava che era arrivato sotto casa sua.
Il segnale lo ricevette, Seth era fuori in balcone che parlava al telefono, lei uscì salutando. Contenta di vederlo di nuovo, uscita dal cancelletto lo trovò non molto lontano, tranquillo, con lo sguardo un po’ severo, forse, ma Monnie non se ne accorse. Lei si avvicinò, lui la baciò sulle labbra per salutarla, lei tremava un po’. Alcune parole sull’esame , poi sul corso di Monnie e improvvisamente un  secco ed asciutto  “Ti devo parlare”. Parlare? Di che, pensò Monnie? In fondo erano lì, faccia a faccia. L’ingegnere dalla barba speziata (definizione che si meritò in base al color castano-rossiccio e dai riflessi dorati  di quest’ultima) cambiò il tono dalla voce e iniziò un monologo analitico, da vero programmatore. Razionale, distaccato, con poca voglia di scherzare. Monnie iniziò a tremare, ma questa volta il brivido non era di eccitazione quanto di smarrimento, lo guardava atterrita, incredula, cercava di ascoltarlo, e lo fece, ma dentro di sé riviveva momenti, parole, qualcosa di già vissuto. “Tu sei una brava ragazza, e non ti meriti ….”. 

giovedì 1 maggio 2014

L'ultimo volo Cap.13

Capitolo Tredicesimo
UNA BRAVA RAGAZZA
(parte seconda)

Inevitabile che alla fine della serata, dopo anche un giro folle in centro, mentre lei lo stava tranquillamente salutando, lui la baciò in un modo che lei voleva: l’attrazione mentale e fisica per l’ingegnere c’era, era tanta, ma l’unico contatto che si sentiva di concedergli erano solo le sue labbra. Così, da quella sera, si continuarono a vedere, a sentirsi, a scherzare, a baciarsi perché gli andava ad entrambi. Questa volta in Monnie aumentava la consapevolezza di non voler bruciare le tappe, di nutrire senza fretta quella conoscenza, concedendosi solo a quello scambio emotivo, già profondo per lei. In fondo erano “perfetti”: entrambi stavano bene e lei lo avvertiva, erano molto affini che non le sembrava vero, erano molto attratti l’uno dall’altro, e per circa una ventina giorni Nik era scomparso dai suoi pensieri. Cioè, non che lei avesse dimenticato, ma si rendeva conto che la loro situazione sarebbe dovuta essere come quella sua con Taninem e per questo allontanava il suo ricordo dalla sua testa. Successe poi che Nik le mandò un messaggio al telefono, ma lei rispose laconicamente: stava succedendo l’inevitabile, ovvero alcune corde mentali erano state toccate e il suo sentirsi a e a suo agio con un quasi semi-sconosciuto era un evento che non voleva sciupare. Voleva guardare avanti, senza più trascinarsi il passato e questo le sembrava dovuto. Risate, baci, carezze tranquille, e un senso di benessere distensivo.  La complicità con Taninem era diventata tale che per due volte lei lo fece salire da lei, ma non per amore, ma per amicizia. Niente sesso o altro, solo la voglia di stare bene e guardarsi qualche film in compagnia. Era una sensazione rilassante, dagli effetti benefici per l’anima,  quella di stare insieme, senza aver addosso la fretta del sesso. Il silenzio e il parlarsi durante la visione di un film le ricordava attimi di vita con James, quei momenti che avevano condiviso come amici, più che come fidanzati. Gli abbracci, di quelli che ti calmano, ed i baci sinceri che si scambiano le coppie già rodate, di quelli che ti fanno sentire la presenza, il calore della vita, senza per questo incendiarsi continuamente di passione. Quelli ci furono pure, ma non presero mai il sopravvento, anche se Monnie lo desiderava tanto e per Taninem era lo stesso, ed era tutto quasi perfetto. Quasi perfetto.

lunedì 21 aprile 2014

L'ultimo volo Cap.13

Capitolo Tredicesimo
UNA BRAVA RAGAZZA
(parte prima)


Certe emozioni non tornarono più. Aver fatto pace con il proprio passato predispone l’animo a nuove emozioni, situazioni ed imprevisti a cui non avremmo mai dato importanza. Ed invece capitò qualcosa di così assurdo che neanche Monnie sembrava capirne la ragione. In fondo, la ragione profonda la conosceva bene, ma preferiva mentire e mentirsi pur di continuare a vivere. Pochi giorni dopo il secondo appuntamento con Tanimen, nella sua vita era scattata qualcosa: la sua curiosità aveva preso il sopravvento e i ricordi di Nik e Vemis vennero messi nel cassetto del passato. Continuare a sentirsi con questo nuovo ragazzo che in breve tempo l’aveva fatta ridere, l’aveva messa a suo agio, ragazzo con il quale sembrava avere molti, troppi punti in comune e non solo in termine di sensazioni. Taninem, senza accorgersene,  aveva reso l’anima e la vita di Monnie colorata, serena. In breve tempo arrivò il terzo invito da parte sua,  ma non era più un evento causale: una cena, un’uscita di  sabato sera. Seppur scettica, Monnie desiderava davvero verificare cosa realmente fosse quell’interesse che lui le dimostrava e capire fino in fondo cosa avrebbe mai provato lei questa volta.
Era sabato sera, il primo giorno di un giugno umido e decisamente insolito, e non solo per la temperatura. Appuntamento alle 20.30, puntuale. L’uomo perfetto, troppo pignolo. In macchina una piacevole conversazione, poi si  è arrivati al ristorante e Monnie era insanamente felice. Prima che lui arrivasse sotto casa, mentre si profumava di sensualità, Seth la guardava muoversi e capì che questa volta Monnie si stava eccitando davvero per quella persona con cui si apprestava ad uscire, anche se lei, da un bel po’ di tempo, non era più riuscita a confidarsi con lui, vista la precedente esperienza con Lauren, ed era rimasta sempre rimasta vaga nel parlare della sua vita privata. Con Taninem non si poteva non annoiarsi: era simpatico, brillante e aveva capito come prenderla, con l’umorismo e una leggerezza non banale. Monnie lo guardava parlare, lo ascoltava parlare, ma ciò che la colpì maggiormente fu il movimento veloce della sua bocca e il suo sorriso particolare. Quegli occhi verdi che brillavano mentre si parlava e si scoprivano che erano davvero identici, o meglio molto affini. Monnie capì di star rischiando, rischiando i suoi sentimenti: iniziava a provare dentro sensazioni diffuse, controllabili ancora razionalmente, ma per quanto tempo sarebbe riuscita a celare i suoi pensieri più  intimi, le sue disillusioni con Nik, l’incoerenza dell’agire di Vemis, per poi abbassare le difese ed innamorarsi di lui?  All’uscita del ristorante , erano ancora lì a parlare e ridere, e decisero di farsi una passeggiata al lungomare. Il freddo inconsueto di giugno li vedeva coraggiosi nel sedersi su una panchina, con il mare nero e un deserto di luci vicino loro. Fu allora che Monnie ebbe il coraggio di dirgli: - Senti, ascolta Taninem, questa è la terza volta che usciamo insieme. Cosa vuoi da me? Cosa vorresti da me? Se pensi che io sia una di quelle con cui ci esci un po’ e poi ti porti a letto, beh io non sono così .- . 
Il ghiaccio tra loro. Qualche secondo imbarazzante e poi Taninem parlò rispondendo: - Io non lo so, siamo liberi. Ci stiamo conoscendo. Ci sentiamo se ci va, quando non ci va non  lo facciamo. - . Risposta ottimale per Monnie, che di legarsi non voleva proprio e non cercava adesso un altro rifugio per le sue ansie, né tanto mento voleva commettere l’errore di fare l’amore con lui, subito, senza stabilizzarsi emotivamente come invece scattò con Vemis, perché, anche se la passione tra i due era bruciante, sempre di errore si trattò, perché il sesso avvicina due corpi, non due anime. L’unico “errore” che non sentiva, erano le nottate trascorse tra le braccia di Nik, per cui avrebbe dato l’anima, solo per respirare l’aria sua, perché con lui era bello anche parlare ed ascoltare la sua voce, interessarsi alle sue parole oltre che delle sue labbra.

giovedì 17 aprile 2014

L'ultimo volo Cap.12

Capitolo Dodicesimo
UN'ALTRA BOCCA DA BACIARE
(parte seconda)

– Ma questa sera sembri Jane!- disse lui con il suo sorriso disarmante e la battuta pungente che rese perplessa Monnie. In risposta, con il suo sorriso innamorato, chiese a Nik di ripetere, dato il frastuono della  musica della festa, poiché non aveva capito bene il senso di quella battuta. Nik , che era in compagnia di un suo amico, ripeté quella battuta un paio di volte ma Monnie non riusciva proprio a capire il senso di quel suo esclamare. Alla fine lui aggiunse : - Dai, Jane, quella di Tarzan, della giungla. Sei vestita come Jane. Come per dire una “bella gnocca”…-  e dopo iniziò a ridere compostamente. Pochi secondi e Monnie  capì il senso, ma, essendo stata ferita come persona, paragonata  solo come “una donna molto sensuale e molto intraprendente”, reagì sarcasticamente rispondendo a Nik : -Ahhhh, quindi io Jane, ma tu Cita! Ahahahahahah” e scoppiò a ridere, fragorosamente, per metterlo in imbarazzo davanti al suo amico, paragonandolo a uno scimmione. E ci riuscì. Il tentativo di risultare simpatico con quella battuta era fallito poiché all’imbarazzo di Monnie si ripose con altro velenoso imbarazzo. Possibile che era così incapace anche lui di gestire le sue emozioni, allontanando il suo passato? Quanta sensuale indifferenza sprigionavano le sue parole e i suoi gesti nei confronti di Monnie! E quando la discussione stata iniziando  diventare una gara battute sarcastiche, dense di cinismo e cattiveria gratuita, Monnie si allontanò e per il resto della serata non lo cercò più.

Un maggio così poco primaverile avvolse i suoi giorni, ed oltre al lavoro,  che per fortuna le garantiva una minima certezza durante tutte le sue peripezie del cuore,      era impegnata ad organizzare uscite con amici appassionati di  fotografia come lei. Una piccola parentesi ancora con Vemis, ancora altri baci e un pomeriggio di sano sesso ristoratore, come se non si fossero “mai” lasciati. Si comportavano come una coppia capricciosa: si lasciavano, si riprendevano, avevano voglia di coccolarsi e di amarsi, anche se di “amore” Monnie sentiva di provarlo solo per Nik. Si strusciavano, si abbracciavano e si lasciarono. Questa volta Monnie fu decisa e da quella sera non tornò più indietro: non sarebbe più stata disposta a vivere quel rapporto a metà, neanche più occasionalmente come avevano appena fatto. Erano due anime in pena, entrambi smarriti e delusi da relazioni precedenti, incapaci di fermarsi in un perenne altalenare di emozioni e  con la fame e la seta di conferme, in quel loro continuo mutamento. 

Ogni volta che Monnie prendeva una decisone così radicale, il senso di vuoto le attanava il cuore, lo stomaco e i pensieri. Maggio era già arrivato ma il suo tepore sembrava lontano. Pochi giorni dopo aver lasciato Vemis, complice la sua amicizia con Annie, un certo Taninem entrò in punta di piedi nella vita di Monnie.  
Trentenne, alto, magro, occhi verdi e barbetta incolta speziata, dalla voce calda e dall’ atteggiamento divertente, con la battuta pronta e un cinismo disarmante ma non pesante. Il ritratto del perfetto bambino che vive nel limbo tra la coscienza di essere grande e l’incapacità a comportarsi come tale. Appena rientrato in Italia dopo alcuni mesi passati all’estero per lavoro, per uno stage in marketing poiché laureato in ingegneria gestionale, Taninem, tanto amico della estroversa Annie, iniziò a sentirsi e a voler conoscere Monnie, che in quel momento, l’ultima cosa a cui pensava, era quella di innamorarsi ancora. Taninem era scherzoso, solare, non metteva fretta, Monnie, oltretutto, raffreddava i suoi bollenti spiriti, perché in fondo non è che poi le interessasse questo tipo, più che altro considerava il lato positivo delle cose: la faceva star bene sentirsi ricercata, desiderata, le metteva buon umore e non pensava più né a Vemis né a Nik. Quest’ultimo, ebbene sì, lo rincontrò ancora una sera in cui lei era un po’ brilla, ma tanto lucida da parlagli ancora e flirtare spudoratamente con un suo amico che le faceva una corte serrata. A quel punto Nik divenne geloso, cercava di riconquistare punti, la “donna” era solo sua, un po’ ridere ma chissà in fondo quale verità. Ma non ci sarebbero mai stati dubbi se lui avesse voluto: Monnie era a lui devota, avrebbe amato solo lui per tutta la vita e avrebbe voluto avere una vita insieme, una famiglia,  dei figli, una vita nomale, prevedibile senza il luccicare di feste e champagne scaduto. Nessun avrebbe mai più si sarebbe permesso di sfiorarla, con le mani e con i pensieri se lui le avesse solo detto un misero “forse”. Ma il suo carattere è contraddittorio, di chi vorrebbe amare e lasciarsi amare ed invece respinge per la paura di soffrire ancora, paura di esser abbandonato ancora. Monnie non l’avrebbe mai lasciato, ne era terribilmente sicura, e nei suoi pensieri, in realtà, non era mai sparito.
Per quale motivo lui ancora non si fidava di lei? 
Questa piccola parentesi si verificò la sera prima che Monnie si decise di incontrare Taninem di persona, in una domenica pomeriggio di metà maggio in cui si iniziava a respirare un po’ di primavera. Quell’incontro fu tranquillo per Monnie che aveva negli occhi gli occhi malinconici e adorabili di Nik stampati dentro, e mentre guardava quel giovane ragazzo, cercava di capire se sarebbe dovuta uscirci di nuovo, se si sarebbe mai innamorata di lui e se sarebbe mai stato all’altezza dell’amore che provava per Nik. Incontrarsi, per vedersi, conoscersi, per sapere se lei “ci sta”, e dimenticare la vera ragione per cui il mondo si muove: l’amore. Ma quello, quello vero Monnie sentiva di provarlo solo per Nik.

Nei giorni che seguirono, Monnie era ancora vittima della felicità di aver rivisto il suo medico personale, quindi non si interessò minimamente all’ingegnere dal sogghigno simpatico, che intanto sembrava sempre più interessato a parlare, a scherzare, a conoscere la maestrina e la cercava in un modo discreto ed efficace, fino a quando ella si decise, dopo una decina di giorni dal primo appuntamento, a uscirci un’altra volta, sempre in qualità di “amica”, per una cena veloce e tante chiacchere. La sua sospettosità nei confronti di Tanimen stava per cedere, parola dopo parola si ritrovava nelle sue parole, nelle sue esperienze, e più lo guardava e più vedeva in lui il compromesso tra James e Nik, sia per somiglianza fisica ai due sia per alcuni aspetti della loro vita. Quella sera, la riaccompagnò, si salutarono, lei sentì qualcosa dentro di sé, scese veloce dalla macchina e entrò dentro il grande portone del palazzo di casa. Cosa era successo? Quale sensazione strana aveva adesso avvertito Monnie? Cosa era quella sensazione di voler baciare le labbra di Tanimen? Come aveva potuto dimenticare presto la sofferenza per aver allontanato Vemis? Quella stessa sera, Monnie si stese sul suo grande letto, le luci erano spente ma le luci dei lampioni della strada filtravano e rendevano chiara la penombra, come nella mente. Gli occhi sbarrati a guardare il soffitto, ancora qualche messaggio a Tanimen, per ricordargli della bella  e divertente serata passata insieme. Sorrisi, il cuore che si sentiva di più,  una strana sensazione di benessere, di pace e serenità e la voglia di quel bacio per capire se la passione si sarebbe accesa di nuovo. Una nuova idea, un nuovo sogno stava per sopperire la triste realtà di solitudine di Monnie.

mercoledì 2 aprile 2014

Non è vero mai di Bianca Atzei e Alex Britti

 Qualunque cosa le capiti, il suo pensiero della notte, prima di addormentarsi, è rivolto a quegli, a quello sguardo che le ha ridato la vita. Quella interiore. Così Monnie avrebbe dedicato questa canzone per il suo medico. Ancora oggi. Non è vero mai...