domenica 10 novembre 2013

L'ultimo volo Cap.5

Capitolo Quinto
SWEET NOVEMBER
(prima parte)

Voltata pagina, di Fabien rimaneva solo un numero di telefono , qualche regalo di poca importanza, il ricordo di cene noiose e di baci mediocri. Ovviamente questa era la versione di Monnie. La versione ufficiale, invece, era l’incompatibilità di carattere, la differenza di età e divergenza di opinioni riguardo al loro rapporto appena nato. Era il 26 di Ottobre, quando Monnie litigò per futili motivi con l’aitante ortopedico e colse l’occasione necessaria per lasciarlo, non potendo rinfacciargli il fatto che non lo amava, che non era innamorata tanto da salvare quella relazione e che, in fondo, lei amava un altro. Si liberò di un peso, un peso emotivo sulla coscienza, come se stesse facendo un torto a Nik, che non sapeva nulla di ciò che lei avesse vissuto e fatto in quei mesi di silenzio. Altre volte Josep aveva incontrato casualmente Monnie, in giro per la città, e qualche volta lei era proprio con Fabien accanto, ma il silenzio di Nik era impenetrabile, fino al giorno in cui lei lo sentì per augurargli buon compleanno.
Non appena qualche giorno dopo, archiviata già la sua breve relazione col medico, Monnie era tornata alla vita di sempre: il lavoro, le serate a vagabondare tra le i locali trendy della città e  gli inseparabili amici. E proprio uno di questi, l’amico inseparabile del liceo, Piek invitò Monnie ad una festa di Halloween, perché sapeva della sua recente storia infranta e perché accumunati dalla voglia di partecipare ad una festa danzante, organizzata da lui e da altri  giovani ragazzi, professionisti e non, di quella “famosa” associazione di cui faceva parte anche Nik. 
Monnie sapeva, immaginava, sperava, voleva rivedere Nik, e capire quello che già in fondo al cuore sapeva , ovvero se incontrarlo dopo tanti mesi le avrebbe fatto lo stesso effetto. Così, quella sera del 31 di Ottobre, a quella benedetta festa, Monnie era finalmente giunta al “grande passo” e si sentiva carica. Nik, in cuor suo, non si aspettava di incontrala in quella occasione, e si trovò spiazzato, imbarazzato, forse semplicemente sorpreso.
Monnie si trovava dentro il locale che parlava tranquillamente con Piek, dal quale non riusciva a staccarsi perché, si sentiva così fuori luogo in quel posto in cui non conosceva nessuno, per quanto  Piek la presentasse a buona parte delle persone che si trovavano lì e pensava a come la ragione di tutto fosse consciamente incontrare, lui.

Non appena lo intravide,  da uno spiraglio del portone di ingresso, Monniè raggelò in quella già fredda sera di fine Ottobre ed una sensazione di panico le assalì l’anima: le gambe le cominciarono a tremare, lo stomaco si chiuse ed non riuscì  a bere per almeno una ventina di minuti quel cocktail di rum e cola che stava allegramente sorseggiando in compagnia di Piek. E lui ancora non l’aveva vista, e solo dopo essere entrato si rese conto della sua presenza. Sentì allora qualcosa dentro di sé, una sensazione che non gli apparteneva, qualcosa di insolito che gli premeva leggermente il cuore. No, non si aspettava di rivederla, soprattutto in quell’occasione…e adesso? Pensava “cosa le dovrò dire mai? Cosa mi vorrà dire mai? Tornerà a cercarmi e dovrò evitarla? Ma perché dovrei evitarla? Certo, stasera è proprio molto bella, seppur sembra così travestita. Ma da che cosa?” . 
La notte delle streghe era appena cominciata e quasi tutte le ragazze avevano costumi spaventosi, mentre Monnie aveva scelto un abitino corto color melanzana ed un trucco davvero spettacolare, con tanto di finta cicatrice sul collo, realizzata da Seth, prima di uscire di casa. Nik era non molto lontano dal punto in cui era Monnie,  e di colpo occhi negli occhi. Si scambiarono degli sguardi che nella penombra sembravano fulmini irridiscenti, e tutto intorno a loro non esisteva più. Silenzi, sguardi silenziosi che annullavano il frastuono della musica nella sala e una distanza minima che sembrava essere kilometrica. Loro due bloccati per qualche secondo, ebeti e stupidi: quanti passi avrebbe potuto fare Monnie prima che Nik fuggisse di nuovo? E quanti ne avrebbe fatti lui  verso Monnie, prima di cambiare direzione, per paura dell’amore?

martedì 5 novembre 2013

L'ultimo volo Cap.4


Capitolo Quarto
LE STAGIONI DELL'AMORE
(parte terza)

Non appena Fabien ritornò, rinconttatò subito Monnie e lei non si tirò indietro. Aveva deciso di vivere la possibilità di amare e di essere amata di nuovo con un uomo, non più con un adolescente. Nel frattempo Nik continuava a lavorare, a vedersi con Josep ogni tanto, e a vivere nel silenzio più assoluto. Sembrava quasi lui non lasciasse traccia e nessuno in lui, eppure a Monnie ci pensava ogni tanto: gli mancava qualcosa, ultimamente, e non sapeva la natura di questa nuova sensazione perché di donne dai costumi facili ne poteva avere tante, di ragazze piacenti che erano piuttosto brave a vincere sui  sentimenti e magari pensava che anche Monnie ne facesse parte. Ma quando, dopo quella loro conversazione supplichevole di luglio , capì la vera natura di quella giovane ragazza, Nik ebbe paura di mostrarsi per quello che era e non era più stato capace di parlarle in piena libertà, sapendo adesso che lei ne avrebbe sofferto, perché lei non era come le altre, lei si era innamorata e lui non era ancora pronto all’ amoreDelle ragioni per cui questo accadde, Nik le ignorava, in fondo non si conoscevamo bene e non sapevano ben poco l’un dell’altro, ma adesso era capace di leggere nei suoi sguardi, di capirla, seppur di non amarla, almeno consciamente. 
Reduce da una cocente delusione, Nik era stato fidanzato ai tempi in cui era uno studente universitario con una collega di corso, con la quale aveva condiviso tutto: sogni, passioni, aspirazioni per circa cinque anni. Poi l’idillio si interruppe il giorno della laurea in medicina di Nik in cui lei lo lasciò, su due piedi, senza spiegazioni, anzi la spiegazione la ebbe qualche mese dopo, quando seppe che lei era andata via in un’altra città, con un altro uomo con il quale si sarebbe da lì a poco sposata e da cui avrebbe avuto a breve anche un figlio. Il carattere molto introverso di Nik non lasciava trapelare all’esterno la forte sensazione di fallimento emotivo che ebbe, ed il suo orgoglio era tanto forte da nascondere la delusione e trasformarla in azione per la fase successiva, quella di entrare nella scuola di specializzazione medica che aveva scelto. Enigmatico, complesso, impaurito, emotivamente fragile, forse molto più di Monnie. Era di questo di cui aveva paura? Era questa la vera paura per Nik? Legarsi emotivamente ad una persona, rinunciare per essa alle proprie aspirazioni ed al proprio tempo, per poi piombare nella paura dell’abbandono e perdere ciò che si era costruito? Monnie sapeva a malapena dell’unica storia d’amore di Nik, ma non conoscendolo in fondo, non riusciva a darsi delle spiegazioni e cercava di darsele, cercando di fondere insieme la razionalità delle sue supposizioni e le dimostrazioni emotive di entrambi ad ogni incontro. Ma il silenzio di Nik era troppo assordante per lei, così che lei fece entrare Fabien nella sua vita, di cui sicuramente non era innamorata, ma le piaceva giusto per permettere a lui di uscire con lei, più di una volta, fino al loro primo bacio, non entusiasmante. Un bacio passionale. Ma quanta passione si nasconde quando si baciano le labbra di un uomo che non ami e che fingi siano quelle di un altro? Si sentiva così Monnie, per ogni sguardo e bacio scambiato con Fabien: non sentiva le stesse emozioni che aveva provato per Nik, nemmeno lontanamente, ma sperava che quei sentimenti sarebbero arrivati più tardi e che, magari, quell’eccesso di razionalità che l’aveva spinta a cedere alla corte dell’ortopedico, fosse solo la cura del suo cuore infranto per guarire dalla sua malattia d’amore per quel giovane insensibile.

Monnie e Nik non si sentirono più per diversi mesi, né il fato li fece incontrare più. 
Tutto sembrava andare per il verso giusto. E ci fece anche l’amore con Fabien, sapendo che l’avrebbe aiutata a guarire, perché ogni tanto lei si interrogava ancora: era normale non provare forti emozioni? Forse sì, forse no. Ma fu solo una piacevole attività fisica, qualcosa che non le lasciò niente nel cuore. E così lo fece una seconda volta, con lo stesso finale. Fabien era un uomo, sapeva come farlo, ma c’era qualcosa in lui che non era complementare in Monnie. Inoltre, durante i due mesi di frequentazione lei aveva trovato così tante analogie comportamentali con James, che quasi le faceva “orrore” vivere giorno dopo giorno con il fantasma di quella persona accanto, così decise di lasciarlo. 
Gli errori si pagano con il tempo sprecato e Monnie aveva già perso sei lunghi anni con James che non voleva correre più lo stesso errore. 
Complice di tutto fu il compleanno di Nik. In un giorno di Ottobre, Monnie trovò appuntato sulla sua agenda di lavoro quel memo e non sapeva cosa fare: il panico improvvisamente la assalì. Cosa fare? Perché provare quello smarrimento per il giovane medico pur stando con Fabien? Fargli o no gli auguri? E lui come l’avrebbe presa? Avrebbe gradito o avrebbe fatto finta di niente come al solito? Monnie alla fine si decise: un messaggio di testo al suo numero di telefono, per rimanere discretamente lontana. Ci vollero circa una quaratina di minuti per scegliere le parole adatte per quel messaggio di auguri. “Spero di ricordare bene…tanti auguri! Monnie”. Inviato. E con l’ansia di aspettare una qualche risposta, il resto della mattinata di quel mercoledì di ottobre sembrava non passare mai, quando il telefono squillò. Nodo in gola, tremava tutta alla vista  di quel numero di telefono sul display del cellulare,  ed ogni battito sembrava difficile da gestire, così difficile che si decise a rispondere non appena lui staccò. 
Quante risate si fece Monnie! Una risata sottile le ricopriva il viso e non smetteva di sorridere, ma tremava ancora. Gli fece solo uno squillo, come a dirgli “io sono qui e risponderò”. Lui richiamò, il cuore le batteva forte, ma adesso bisognava rispondere : - Pronto?- disse lei. –Grazie per gli auguri!!- - Ciao, che fai? Non mi saluti neanche?- dolcemente scherzando – Ciao, grazie grazie per auguri! Che fai, come stai?- e poi si parlarono come due stupidi amici che si erano incontrati da poco, come se il tempo non fosse passato e loro fossero rimasti quelli di sempre. Qualche battuta, qualche risata e poi un doveroso saluto ed il suo finale – Ti ringrazio ancora per gli auguri, un abbraccio e un bacio grande, ciao….- parole importanti per Monnie, che le fecero cambiare l’umore per tutta la giornata. 
Aveva mai provato queste emozioni per Fabien? 
Mai. 
Qualche giorno dopo lei lo lasciò.

sabato 2 novembre 2013

L'ultimo volo Cap.4


Capitolo Quarto
LE STAGIONI DELL'AMORE
(parte seconda)


Il caldo di Agosto era appena iniziato e le notti insonni di Monnie erano appena iniziate. Il lavoro, la famiglia, gli amici, le amiche delle serate notturne ed quel loro vagare nei locali eleganti. Fu una di quelle sere che Monnie incontrò Fabien, un medico di successo, alto, magro, un trentaseienne aitante dalla buona parlantina e dal fare sicuro. Il suo viso non era attraente come poteva esserlo quello di Nik per lei, nei suoi occhi castani, Monnie non aveva visto alcuna luce, ma quell’uomo sicuro di sé  la aveva incuriosito non poco. Durante quell’incontro Fabien aveva cercato di fare colpo su di lei e sulla sua amica, che invece non era affatto interessata alla presunzione del medico ortopedico, parlandole di viaggi e libertà, argomenti molto sensibili a Monnie, tali da guadagnarsi anche solo il suo numero di telefono. Una distrazione, una futile distrazione dal dolore per il suo cuore sempre più in frantumi. Nei giorni che seguirono Fabien e Monnie si scambiarono solo brevi messaggi: le ferie lavorative di lui lo avevano portato ad allontanarsi per una ventina di giorni e Monnie riprese la sua estate, dividendosi sempre tra il lavoro e le uscite serali. Una sera, complice il destino, si trovava in una delle serate più gettonate di un giovedì prima della notte delle stelle insieme alla sua amica e la sua comitiva di trentacinquenni insoddisfatti, Monnie era serena e rilassata: sguardi ammiccanti incrociavano i suoi occhi color cielo, e si sentiva amata anche se per pochi istanti, quando ad un tratto, mentre rideva e scherzava, il sguardo cambiò. Inutile capire, riconoscere le sagome di Nik e Josep era troppo facile…ormai le conosceva a memoria! La sua serenità si tramutò in ansia, stupore e tremore: possibile che anche nell’indifferenza lei si sentisse così a causa sua? Persino per uno sguardo negato? Insieme a loro altre due ragazze, probabilmente le stesse ragazze di quella sera di luglio, e la gelosia sembrava scoppiarle in volto: iniziò a tremare ed essere confusa, con una voglia tremenda di cercarlo tra la folla, di toccarlo e di baciarlo. Era amore o solo ossessione? Probabilmente anche lui la aveva notata, anzi,  da non molto lontano i suoi occhi puntarono su di lei, mentre si intratteneva con gli altri vicino a lui. Nik la guardava sornione, vedeva la sua agitazione e la sigaretta fumante tra le sue dita e lo sguardo impietoso di una donna ferita. Poi guardava le sue “amiche”, parlava con Josep senza mostrare emozioni, perché niente in fondo era successo. Nik e gli altri si spostarono ed anche Monnie, fumata quell’ nsulsa sigaretta, si alzò pietrificata ed iniziò a girare per la grande piattaforma affollata insieme alla sua amica, nella speranza di rivederlo senza dare troppo nell’ occhio. Ma non lo trovò. Si accontentò quindi di passare il resto della serata in compagnia di un giovane appena conosciuto, un conoscente della sua amica.

Niente stelle cadenti per esprimere un ultimo desiderio. Il giorno seguente quell’ incontro fortuito Monnie era così amareggiata: averlo visto così indifferente nei suoi confronti la gettava nello sconforto più totale. Non era stato il sesso ad essere rimpianto in Monnie, ma quella confidenza e quell’ intimità nel sentire la sua voce, avergli parlato e sentire le sue vibrazioni accanto. Non era solo il ricordo di aver fatto l’amore, ma di averlo fatto con lui.

venerdì 1 novembre 2013

L'ultimo volo Cap.4

Capitolo Quarto
    LE STAGIONI DELL’AMORE
(parte prima)

Luglio si concluse senza altri colpi di scena. Anzi, l’ultimo atto tra Monnie e Nik si ebbe una serata terribilmente calda, una cena organizzata a casa di Monnie tra diversi amici, tra cui anche Josep, il caro amico del fidanzato di Jovy. Non era molto predisposta, ma cercando di non pensare più alla forte delusione ricevuta, chiese a Josep di chiedere a se anche Nik voleva partecipare ad una serata in comitiva, proprio come prima di tutto, come “amici”. Questa volta però non voleva parlargli o sentirsi un altro rifiuto, quindi lo chiese indirettamente a Josep. Niente aspettative questa volta per Monnie, voleva solo organizzare una serata piacevole,  una cena con i fiocchi per tutti visto che era molto brava dilettarsi in cucina, estrosa e creativa, come nel suo lavoro.
Il menù della cena era pronto, gli ingredienti pure e gli invitati stavano per arrivare. Nel pomeriggio una telefonata sorprese Monnie: il numero di Nik sul display del telefono.
-Pronto?-  gli rispose. – Ciao, sono io. Come va? Che fai?- disse lui. –Scusa, ma chi sei?- mentì Monnie, poiché avrebbe riconosciuto il suo numero di telefono tra le infinte combinazioni di numeri. – Sono Nik. Non mi riconosci?-. 
– Ah ciao Nik, non sapevo fossi tu. Non mi aspettavo che chiamassi-. 
Verità. Monnie non aveva considerato la possibilità che lui venisse lo stesso a quella riunione tra amici, a casa sua, dove aveva messo piede poco più di un mese prima.- Quindi stasera cosa mi farai mangiare?- disse lui e Monnie rimase ancora più sorpresa, sarebbe davvero venuto insieme a tutti? Quella sera vi erano gli amici di sempre, alcune sue colleghe intime di lavoro,  Jovy e il suo fidanzato, altri amici, Josep e Nik. Come se niente fosse successo,  tutto e tutti erano lì a mangiare quelle squisite pennette al pistacchio da lei cucinate. Monnie era molto felice e in cuor suo sperava che le incomprensioni tra lei e Nik si potessero risolvere con una semplice amicizia e che da quella sera ne avrebbe riso insieme a lui, come se in fondo non fosse accaduto nulla tra loro. La serata procedeva bene, tutti si divertivano e sembravano soddisfatti delle pietanze, soprattutto delle pennette, che Monnie non sapeva fossero il piatto preferito di Nik. 
E tra loro, scambi di parole, pochi sguardi, perché Monnie voleva rilassarsi e non decifrare tutta la serata gli sguardi ambigui di Nik, così non appena i suo occhi incrociavano quelli magnetici di Nik, lei spostavava lo sguardo verso gli altri commensali, cercando di stare lontana il più possibile da lui. Si scambiarono qualche battuta, fossero stati sempre amici, come quando Monnie e Josep si parlavano riguardo al numero degli invitati e alludendo al fatto che Nik si fosse aggiunto all’ultimo momento, Josep disse – Ma sei sempre tu! Perché non la chiamavi (riferendosi a Monnie), invece di farla aspettare?- Nik, scherzando, rispose :- Ma io l’ho chiamata!Ti ho telefonato oggi, vero?- rivolgendosi a Monnie e lei rispose subito, sorridendo, :- Certo Nik, quando si tratta di mangiare, certo che mi chiami! – E tutti, si misero a ridere, anche loro che si guardarono, dentro.

Una serata tranquilla, serena, speciale. Alla fine Monnie accompagnò Josep e Nik alla porta, due parole di saluto. Nik scimmiottava con Monnie proprio lì davanti a quel portone, con le stesse luci e lo specchio del mobile di fronte che rifletteva una scena già vista, solo che non c’erano più i suoi baci passionali e la lingerié trasparente di Monnie. Tutto era già diverso, tranne quello che lei provava ancora per lui.

domenica 27 ottobre 2013

L'ultimo volo Cap. 3


Capitolo Terzo
L'ULTIMO VOLO
(parte terza)

Non che lei avesse la presunzione di conoscere a fondo la personalità di Nik, ma in  quelle rare occasioni, aveva apprezzato la modestia e la pacatezza di quell’uomo,  sia caratterialmente sia professionalmente. E raccontare a Monnie persino della sua collezione di monete  antiche e non, di cui lui  andava gelosamente fiero, e dei suoi hobbies…I ricordi di Monnie si mischiavano tra le parole dolci e tranquille scambiate in quelle notti  a quelle taglienti e pungenti dette o scritte, tramite messaggi telefonici, nei giorni successivi e non riusciva a farne che un pentolone di amare menzogne travestite da suadente sincerità. Lei andò in tilt. Credere alle parole buone fa sempre meno male che accettare la sconfitta di essere stata “una tra le tante”, mentre lui “l’unico tra gli altri”, quindi, alla fine di tutto, riprese a respirare e, soprattutto,  a sperare  di non aver sbagliato, credendo in fondo alla matassa di sentimenti contrastanti che le agitavano l’anima.
Anche Monnie non era solita frequentare quegli ambienti così eleganti e pieni di paillette senza anima, ma negli ultimi mesi le uniche persone con le quali aveva ripreso i rapporti, le sue amiche e colleghe di lavoro, erano invece frequentatrici di quei luoghi. Per lei era tutto nuovo, e talvolta, si sentiva a disagio attorno a loro perché tutti erano così falsamente gentili ed amichevoli, ma poi in realtà, così tremendamente soli, forse proprio come Monnie. L’unico motivo che avesse per uscire e gironzolare per quei locali notturni, era quello di incontralo tra i tanti con cui incrociava lo sguardo, inconsapevole di come lui fosse in realtà!
La serata procedeva tranquilla, si sorseggiava il primo drink alcolico, si salutavano vecchi e nuovi amici ed intanto ci si confidava pettegolezzi di amori disastrosi e cuori spezzati. La musica live di un gruppo rock faceva da colonna sonora ad una serata piacevole, piena di aspettative, di speranze. Sognare era facile. Era più difficile scovare tra il buio e le luci soffuse, tra tante persone, il volto e la sagoma di Nik, insieme al suo amico, il gigante buono,  Josep.
 Gli occhi di Monnie si spalancarono, il cuore scoppiò, i battiti li sentiva nelle labbra, non riusciva più a sorseggiare quel long drink dal sapore dolce di vodka e fragola. I sensi le si appannarono e si sentiva quasi svenire e con gli occhi aveva seguito lo spostamento dei due ragazzi e vide dove loro si erano fermati a parlare, con altre due ragazze. Panico e cuore impazzito. Monnie era fuori di sé. Con una scusa banale, con le sue amiche, si spostò dalla pista centrale in cui la band suonava “Radio baccano”, e lei le condusse nelle vicinanze dei due giovanotti, che erano intenti nella conversazione con quelle due ragazze piacenti senza nome.  Una delle due amiche di Monnie, Lauren, la tipa che celava, con le sue ardite domande, il suo interesse per Nik, si avvicinò a Josep, con il quale era diventata nei mesi precedenti molto amica, ed iniziarono a parlare e parlarsi. Monnie recitò un copione non suo: facendo finta di ritrovarsi, per pura causalità, nelle loro vicinanze, si mostrò sorridente e loquace mentre l’unica cosa che realmente avrebbe voluto fare era quella di gridare la sua frustrazione, prendere Nik per mano, baciarlo, amarlo ed odiarlo contemporaneamente. Quindi iniziò a conversare con Josep, con il quale era molto più semplice entrare in confidenza e poi, ogni tanto, con finta indifferenza, cercava di interloquire con Nik, mostrandosi serena. Solo in apparenza. Fino a quando ebbe il coraggio di rivolgersi a Nik .
 - Senti, che dici? Parliamo un poco? Visto che sembra che tu fuggi, almeno sei qua. Posso rubarti il tuo amico per qualche minuto?- chiese maliziosamente a Josep, sapendo che lui avrebbe annuito. Infatti così successe, ed anche Nik accettò, tranquillamente. Si allontanarono, non troppo, lei si avvicinò alla ringhiera della scaletta in cui si trovavano e lui di fronte a lei. Finalmente. Nik indossava una polo bianca, una paio di jenas, sempre molto elegante nel portamento,  il viso da bravo ragazzo ed uno sguardo magnetico a cui Monnie non sapeva resistere, ma doveva riuscire, si era promessa di riuscire a leggere se nei suoi occhi e vedere se sarebbe stato sincero o avrebbe mentito.
-Beh, forse è meglio parlarne di persona. Cose è successo tra noi? Cosa siamo? Ed anche se io lo so, vorrei che me lo dicessi tu.- iniziò Monnie, che si sforzava di non tremare, né con la voce né con il corpo, mentre dentro era tutta tempesta ed uragano. Lui si avvicinò a lei, la guardò ed iniziò a balbettare e sbattendo veloce le palpebre le ripose : - Amici, siamo amici.-  Lei lo guardò negli occhi e disse :- Ah, amici. Vero, amici. Quindi tu vai a letto con tutte le tue amiche. Uhm. No, perché io non ci vado a letto con i miei amici.- "Monnie adesso guardava altrove, verso il pavimento, verso il mare nero, o verso la folla che si agitava nei balli. Poi verso di lui con uno sguardo che chiedeva pietà, rispetto ed amore per essersi così esposta chiaramente. Ed lui continuò: - Ma tu cosa vuoi?- Ed anche i suoi occhi cercavano pietà.
– Cosa voglio? Io?Cosa posso volere!Ascolta, tu lo sai che mi piaci davvero, e che ti trovo una persona interessante. Quello che voglio è  conoscerti meglio, uscire con te…-
 Nik, spiazzato, rispose: - Io non voglio una relazione, non voglio. Io voglio essere libero, fare quello che mi pare, non sono pronto ad una relazione. Sono stato fidanzato cinque anni e adesso sto bene!-
 Monnie, che aveva saputo da Jovy qualche informazione sull’unica storia importante di Nik, gli disse.- Di cosa hai paura? Hai paura di essere mollato?- E lui si girò, cambiò il tono della voce e il suo sguardo si caricò di un emozione che Monnie non riuscì a decifrare:
-No,ma quale! L’ho lasciata, perchè era troppo asfissiante. Ecco, voglio essere libero, non voglio fidanzarmi. Guarda, non è per te, anzi tu sei molto bella, ed appunto per questo, io evito di uscire perché poi…- Monnie si aspettava che lui continuasse quel pensiero, ed invece si fermò, guardò verso il basso e …Così Monnie gli disse ancora : - Io non voglio una relazione con te…Tu mi piaci vorrei solo uscire con te per conoscerti meglio. Io non ti conosco, può essere che io non ti piaccio o che tu non mi piaci, non lo sappiamo se non ci proviamo!Di che cosa hai paura?- . Nuovamente Monnie supplicava gli occhi di Nik, in attesa di una speranza, e si chiedeva perché ne vedeva una  in fondo ai suoi occhi?

- Si, ho paura. Non sono pronto, ma non per te, con nessuna…- . Silenzio. Pausa. Poi, cambiarono discorso,  ed accennarono al fatto che nell’associazione in cui faceva parte Nik vi era anche un dei migliori amici di Monnie. Parlarono per pochi minuti ancora. Risero entrambi a denti stretti: c’era una forte tensione che li teneva così lontani a pochi centrimetri di distanza. Come avrebbero potuto parlarsi ancora? Quanto amaro in quelle parole…e quanta sincerità nelle parole di Nik. Tutto doveva finire lì, per Monnie. Si salutarono, lui normalmente mentre Monnie rimuginava già tutte le sue parole…Lui sembrava adesso più rilassato. Lei invece nascose tutta la sua tristezza in quella foto scattata dal fotografo del locale, non appena lui la vide da sola : quale sorriso avrebbe mai celato il suo cuore spezzato?

giovedì 24 ottobre 2013

L'ultimo volo Cap.3


Capitolo Terzo
L'ULTIMO VOLO
(parte seconda)


Ed intanto anche luglio stava per volgere al termine, con ancora tanti dubbi in Monnie. Giorno dopo giorno, tra le giornate a lavoro e quelle passate a mare con gli amici, la sua vita sembrava procedere regolare: gli amici, Seth, Jovy  e le amiche delle serate “chiccose” in giro per la città. Cosa le poteva mai mancare? Eppure sul suo viso non c’era spazio per i sorrisi: la frustrazione per Nik era sempre tanta, come colla che non riesci a strappare, indelebile come un marchio a fuoco sulla pelle. Ma accadde l’imprevedibile. Un sabato sera, proprio quando si solo voglia di vivere il presente e di guardare oltre, Monnie si era organizzata per trascorrere una serata in compagnia di due amiche di Seth, che ormai da tanto tempo frequentavano la loro casa, coetanee ed entrambe single. Una di queste ragazze, dalla corporatura minuta ma dalla lingua feroce, conosceva bene ciò tra Monnie e Nik si era venuta a creare ultimamente e, in altre occasioni a casa di Seth, proprio lei le chiese, con una certa aria malvagia di chi cerca di scoprire qualcosa senza dare nell’occhio, di come la storia tra lei e Nik si evolvesse, come se le importasse davvero…di lui soprattutto!

Quella sera, quel 21 di luglio, il trio formato da Monnie e le altre due ragazze scelsero una serata modaiola, in uno dei più rinomati nightclub estivi della città, dove era facile incontrare molte persone. 
Nik non era un frequentatore di quella tipologia di serate mondane : il suo carattere taciturno ed estremamente  riservato si scontrava con la sua voglia di emergere e di frequentare associazioni importanti insieme ad altri giovani colleghi medici, per cui si sforzava di farne parte e di partecipare alle attività, nella speranza che questo gli desse la visibilità necessaria per raggiungere il suo obiettivo professionale e per potersi affermare nella società alto-borghese della città. Esteriormente, il suo modo gentile di porsi gli garantiva il  minino di  rapporto sociale  con gli altri, ma chissà quali paure di sentirsi inadeguato doveva macinare dentro di sé, in quell’ambiente così costituito da gente per lo più falsa ed egoista. Cosa ci faceva lui in mezzo a loro?

sabato 19 ottobre 2013

L'ultimo volo Cap.3

Capitolo Terzo
L’ULTIMO VOLO
(parte prima)


Ci furono altri incontri tra Nik e Monnie. D’amore o di sesso, a seconda dei punti di vista. Ma giugno volò così veloce che nessuno capì cosa fosse mai successo: avevano mischiato l’amore ad un qualcosa che si chiama passione, brivido ed indifferenza, la stessa che sembrò manifestare lui nei giorni successivi aver fatto l’amore con lei. 
Monnie era molto brava a giocare con la fantasia e, nella mente e nel corpo, era capace di rivivere tutti quei momenti di intimità con lui e la sua razionalità rimaneva soffocata dal rimorso di aver ceduto all’Amore, scavalcando tutte quelle leggi sociali a cui lei si era da sempre ispirata per la sua condotta morale, ma in fondo ella si ripeteva tra sé “Cosa c’è di immorale in ciò che ho fatto se io sono innamorata di Nik?” . Cosa c’era mai di immorale nell’amore? Forse era di questo che si preoccupava Nik, che l’amore che provava per lei fosse morale, fosse la trappola per la sua vita in corsa per la sua realizzazione personale di giovane medico, che doveva contare solo sulle sue capacità e delle sue poche risorse finanziare per affermare se stesso, come uomo e come professionista. E dove finirono tutte quelle parole buone e dolci che si scambiò con Monnie, in quei rari frangenti di pausa tra un bacio e l’altro? E cosa dire degli abbracci, dei sospiri, dei sibili di godimento scambiati in quella stanza? Quale vento porterà mai via il ricordo di un qualcosa che sembrava vero in quelle notti? Monnie era in parte consapevole che quel rapporto così iniziato non avrebbe avuto un decorso facile, ma poteva mai immaginare che lui si sarebbe addirittura tirato indietro, evitando ogni forma di comunicazione con lei. Panico, terrore ed confusione in lei: era la prima volta che Monnie si ritrovava in una situazione non definita come questa. Si sentiva amareggiata, delusa, sconfitta ed ancora innamorata dei suoi occhi marroni, così intensi da morirci dentro ad ogni sguardo fortuito. Intanto l’estate galoppava e Monnie, giorno dopo giorno, faceva i conti con la sua anima, camminado a testa alta e cercando di sopravvivere alle sue frustrazioni, una volta concentrandosi sul lavoro e a volte sfogandosi con la sua amica Jovy, la quale era al corrente di tutto cercando di sviscerare tutte le sue emozioni, per fare chiarezza dentro di sé. Tentativo inutile. L’unica cosa chiara era che lo amava, nonostante tutto l’odio e la forte delusione nel cuore. Perché? Perché mai tutto questo tormento per un uomo che si comportava ancora come un bambino?